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Salingaros: "Usate l’Arco di Libera per celebrare i caduti militari italiani" - Corriere della Sera 06/11/2009

Dicono di lui: è uno “dei 50 visionari che stanno cambiando il mondo”. E’
Nikos Salingaros, “nemico dichiarato dei decostruttivisti” e convinto assertore della possibilità di costruire “su scala umana” grazie a un’architettura “che fa star bene”.
Durante il suo soggiorno romano Salingaros non ha dimenticato nulla: dalla cena con i tre saggi della facoltà di architettura, Franco Purini, Giorgio Muratore e Marco Petreschi, prima di una lezione magistrale a Valle Giulia, a vari incontri e dibattiti sia con i politici , sia con gli addetti ai lavori, per presentare il suo nuovo libro nel quale afferma senza esitazioni il suo
“No alle Archistar”.
No agli eccessi, a ciò che è troppo distante dalla natura umana, no all’Ara Pacis “fuori dal linguaggio architettonico romano”. E Salingaros, in effetti, parla, fuori dal coro, della cultura e della storia della capitale. A differenza di altri, il suo tono di voce rimane sempre pacato. Anche quando rilancia l’idea di costruire l’Arco di Libera come monumento ai caduti.
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Tutto molto bello e stimolante, almeno nelle teorie del professore e nelle intenzioni degli organizzatori. Tuttavia ho un appunto da fare: trovo che il titolo del libro "No alle archistar" rischi di diventare uno slogan un po’ troppo facile. Avrei trovato molto più interessante dare spazio a Salingaros chiedendogli di spiegare le sue teorie sulla geometria frattale che stanno alla base della sua critica alla prassi architettonica contemporanea. Infatti il suo approccio scientifico al tema della decorazione e dei problemi di scala nell’architettura e nell’urbanistica costituisce davvero qualcosa di rivoluzionario rispetto al pianto greco dei miei colleghi architetti (paradosso: S. è di origine greca sic!) sulla misera sorte delle nostra città. La vera novità sta proprio nell’approccio matematico-neurologico, espressione della capacità di contaminare e integrare competenze apparentemente eterogenee al servizio della massima arte. Cosa che i nostri critici variamente schierati non sanno e non possono fare, invischiati come sono nelle loro pastoie politico-ideologiche. Comunque grazie per il lavoro che svolgete. Ne traggo stimolo e beneficio culturale.
Mara Celani
Inviato da: Mara Celani